Online irreversibile ma il negozio non sparirà

 

  • Retail e digitale. Agostinelli (BCG): online irreversibile ma negozio non sparirà.
  • Gradara (Presidente Federdistribuzione), digitale non sarà ecatombe lavoro.
  • Consumi. Gradara (Presidente Federdistribuzione): vendite al palo, in dubbio fase di ripresa. Domeniche tema delicato per ricadute
  • Chiusure domenicali: Carrefour, errore. Coop, se chiusi domenica c’è concorrenza online. Lidl, con chiusure domenica calo di retribuzioni
  • Commercio: Ad VeGè, non demonizzare industria

 

Milano 4 ottobre 2018 – I cambiamenti dei modelli di consumo e le sfide cui gli operatori devono far fronte in ottica di innovazione e crescita, analizzando i format vincenti e i nuovi fattori competitivi: sono questi i temi su cui si è concentrata oggi la 12ma edizione del Consumer & Retail Summit, organizzato da 24ORE Eventi in collaborazione con Il Sole 24 Ore, Markup e Gdoweek.

Alessio Agostinelli

Il primo tema su cui si sono concentrati i lavori è stato quello di come retail e GDO possono governare i cambiamenti conseguenti alla trasformazione digitale. In particolare Alessio Agostinelli, partner and managing director di The Boston Consulting Group, che ha aperto il 12° Consumer and Retail Summit, ha sottolineato come la migrazione verso l’online nel commercio sia un processo irreversibile: la percentuale di vendite on-line sulle vendite totali è stimata passare dal 15% del 2017 al 48% nel 2022 nel settori giocattoli, dal 10 al 20% nell’elettronica di consumo, dal 6% al 16% nell’abbigliamento, dall’8% al 14% nelle attrezzature sportive e dal 4% al 12% nelle calzature. Il canale fisico è sempre più in difficoltà, con un calo del traffico annuale dell’1,3%. Il retail fisico però “non scomparirà mai, ma deve interpretare un altro ruolo” ha detto Agostinelli. Il negozio fisico infatti cattura ancora più o meno 8 clienti su 10, con un 25% che magari cerca online ma poi finalizza l’acquisto in negozio. Per attirare i consumatori bisogna quindi integrare il digitale con l’esperienza in negozio, espandere la propria marca e sviluppare nuovi formato di negozi.

Anche il presidente di Federdistribuzione Claudio Gradara ha affrontato il tema del digitale, sottolineando che la digitalizzazione non porterà una “ecatombe” nella occupazione del commercio, ma “un grande rimescolamento con la necessità di grandi investimenti. Noi stiamo facendo una analisi degli strumenti legislativi e contrattuali per capire come vanno usati ma indubbiamente è un processo che va affrontato”. “Abbiamo in corso un processo di digitalizzazione sul punto vendita che inevitabilmente tende a ridurre i dipendenti su alcuni ambiti, come per i pagamenti, – ha aggiunto Gradara nel corso del Consumer & Retail Summit – ma apre una serie di opportunità” perché le aziende “si devono dotare di queste competenze” per gestire le nuove tecnologie. Bisognerà quindi “investire sulla formazione delle persone e i giovani da questo punto di vista hanno la fortuna di entrare in un mondo che conoscono meglio, visto che certe conoscenze digitali sono più patrimonio loro che degli anziani”.

Claudio Gradara

Il focus del Consumer & Retail Summit si è quindi spostato sul rilancio dei consumi. A questo proposito il presidente di Federdistribuzione Claudio Gradara ha sottolineato che l’andamento futuro della Gdo dipende molto “dall’impatto che avranno le misure contenute nella Manovra. Siamo al palo con le vendite al dettaglio, i consumi sono in calo e quindi stiamo mettendo in discussione quella piccola ripresa che si è vista negli ultimi due anni”. Parlando a margine del 12esimo Consumer&Retail Summit organizzato da 24Ore Eventi in collaborazione con Il Sole 24 Ore, Markup e Gdoweek Gradara ha attribuito l’andamento dei consumi “a un forte grado di incertezza per le famiglie” che hanno così “aumentato la propensione al risparmio” e “aspettano di avere un quadro di riferimento più preciso”.

Gradara è quindi intervenuto sul tema delle aperture domenicali: “Le posizioni sono molto articolate. Credo stia maturando la consapevolezza che siamo davanti ad un tema delicato per le ricadute che possono esserci e spero che riesca a definirsi una soluzione che non crei problemi ad un settore che ne ha già di forti”. “E’ in corso l’approfondimento a livello parlamentare e sono in corso le audizioni con tutti i soggetti che possono dare un contributo – ha detto Gradara nel corso del Consumer & Retail Summit – la nostra posizione è nota e il momento storico rende questa iniziativa da prendere con le pinze: è chiaro che noi avremo un calo del fatturato ma con un giorno in meno ci saranno ricadute sulla occupazione”. “Speriamo – ha aggiunto Gradara – che ci siano le giuste soluzioni per rilanciare lo sviluppo dell’Italia”.

Stephan Coum

Sull’ipotesi di chiusure domenicali nel commercio si è espresso in modo netto anche Stephane Coum, operation director di Carrefour Italia: “Se questa è la volontà dei cittadini italiani sta a loro decidere, ma penso che sia un errore“. Coum ha poi ricordato di parlare non solo per la Gdo, ma anche per gli imprenditori che hanno negozi nei centri commerciali‎ del gruppo: “Per noi la domenica è il secondo giorno di vendite, immagino anche per loro”. Se “ho preso la decisione di fare le aperture h24 – ha proseguito Coum nel corso del Consumer & Retail Summit – è anche per rispondere al fatto che abbiamo tutti la possibilità di fare ordini h24 su posti come Amazon Prime” e quindi inibire le vendite dei negozi fisici alla domenica “creerebbe una concorrenza sleale con l’online” e questo è un tema “fondamentale per chi deve prendere la decisione”.

Maura Latini

Dello stesso avviso Maura Latini, direttore generale di Coop Italia, che, dopo aver ricordato che Coop Italia non è mai stata fautrice di “aperture indiscriminate e continue” ha detto di ritenere “che serva un equilibrio con le necessità di acquisto”. “Il legislatore deve riflettere su un giusto equilibrio” ma se si andasse “a legiferare in modo restrittivo il commercio non si può non pensare che c’è anche l’online” – ha aggiunto Latini nel corso del Consumer & Retail Summit – e se si va a normare il commercio “non può essere escluso l’online” soprattutto in un momento in cui i consumi sono fermi.

Luca Boselli

Luca Boselli, A.d. finanza di Lidl Italia, intervenendo al Consumer & Retail Summit organizzato da 24 Ore Eventi con Il Sole 24 Ore, Markup e Gdoweek ha detto che se dovesse cambiare la norma sulle aperture domenicali “noi ci adegueremo, ma per assurdo a parità di ore lavorate è oggettivo che ci ‎sarà un calo delle retribuzioni”. Lidl Italia ha siglato a marzo un integrativo di secondo livello che prevede una maggiorazione del 135 per cento (rispetto al +30 per cento del contratto del commercio) delle ore lavorate alla domenica. Boselli, a premessa del suo intervento, ha spiegato che sul tema bisogna conciliare il servizio ai clienti con le esigenze di vita dei propri collaboratori. Per questo Lidl ha scelto, oltre alla maggiorazione, anche che il lavoro domenicale sia solo su base volontaria e “fino ad ora non abbiamo avuto grossi problemi a coprire i turni”.

Giorgio Santambrogio

Giorgio Santambrogio, amministratore delegato di Gruppo VéGé, nonché presidente di Adm (Associazione distribuzione moderna), intervenendo al 12/o Consumer and Retail Summit ha quindi sottolineato come l’industria del commercio italiano è soprattutto “tutta la rete dei piccoli produttori con cui lavoriamo, quelli per esempio che fanno i nostri prodotti a marca. Questo è la nostra industria del commercio italiano, non è Gdo, quella ‘grande distribuzione organizzata’ che qualcuno vuole demonizzare”.

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